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L’editoriale del direttore
Oggi la realtà in Ucraina è drammatica e complessa. L’intransigenza di Volodymyr Zelensky, che sembra preferire un conflitto globale piuttosto che una resa, ci pone di fronte a interrogativi inquietanti. Cosa dovrebbe fare l’Europa in questo frangente? Inviare armi e pronunciare parole di sostegno, dicendo: “Ecco, prego, vinciamo la guerra noi siamo qua al tuo fianco!”. Oppure scegliere la strada dell’isolamento, accettando che il nostro sostegno possa perpetuare una sofferenza senza fine?
Se non è ancora chiaro, questo è lo scenario in cui ci troviamo: una battaglia sanguinosa dove il desiderio di vittoria di un leader si scontra con la realtà del dolore collettivo. Alcuni potrebbero contestare questa visione, ma la verità è scomoda: oggi Zelensky sembra essere un ostacolo alla pace. È un pensiero difficile da elaborare, eppure merita attenzione.
Non dimentichiamoci che anche noi, come europei e occidentali, abbiamo le nostre colpe. Qualcuno si ricorda di quanto è successo in Iraq? Le similitudini tra quanto accaduto là e l’attuale invasione russa dell’Ucraina sono evidenti. Nel 2003, solo quattro membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu erano favorevoli all’invasione irachena, mentre undici si opponevano. L’azione di Bush, che ha scelto di ignorare il diritto internazionale e scavalcare il Consiglio stesso, ha portato a una guerra super-illegale. E ora, i massacrati in Siria, Afghanistan e Iraq riaffiorano nella memoria grazie a documenti riservati, come quelli riportati dal New York Times nel dicembre 2021.
Il messaggio è chiaro: se consideriamo Putin una persona ripugnante, perché non possiamo sederci attorno a un tavolo e discutere come salvare gli ucraini senza cadere nella trappola della guerra non necessaria? La responsabilità militare di questa tragedia è indiscutibilmente di Putin, ed è giusto condannare la sua invasione. Ma non possiamo ignorare la responsabilità politica dell’Unione Europea, che ha assistito passivamente a una crisi prevedibile.
È tempo di riflettere su ciò che vogliamo veramente: una soluzione pacifica o un’escalation drenante? Se vogliamo evitare una terza guerra mondiale, l’unica strada percorribile potrebbe essere quella di considerare una resa ucraina come maledetta quanto necessaria. La pace non è semplice, ma è sempre meglio di una guerra infinita. In questo momento critico, dobbiamo chiederci: quali sono le conseguenze delle nostre azioni e delle nostre decisioni? È giunto il momento di affrontare la questione con serietà e responsabilità e conoscendo realmente quello che sta accadendo chi fa informazione dovrebbe raccontare le cose così come realmente stanno. Ad oggi la scelta è tra la resa Ucraina o portare il mondo verso una nuova guerra che seminerà morte e distruzione.