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Non mi sorprende la notizia che il tribunale amministrativo del Lazio, sezione staccata di Latina, abbia sospeso la deliberazione del comune di Cassino che, prima con delibera di consiglio comunale, poi con delibera di giunta, e con la conseguente determinazione dirigenziale, ha posto in vendita il diritto di esercizio della farmacia comunale, oltre la vendita di un’azienda privata con destinazione impropria delle somme eventualmente ricavate destinate alla riqualificazione del quartiere San Bartolomeo.
Le questioni sono due.
L’amministrazione comunale non ha fatto nulla per il quartiere San Bartolomeo e quel poco che ha realizzato è consistito nel realizzare un ponte più ristretto di quello esistente con una somma enorme, pari a 600 mila euro. Ha inoltre cercato di espropriare una azienda privata con la conseguenza di provocare un debito di almeno 3 milioni di euro.

Alla luce della decisione del Tar si convochi un consiglio comunale straordinario per revocare la delibera consiliare, per revocare poi in autotutela quella di giunta, quindi con atto di indirizzo autorizzare il dirigente alla revoca del bando per la vendita illegittima dell’azienda comprensivo del diritto di esercizio.
E infine bisognerebbe anche chiedere scusa alla città e soprattutto ai cittadini del quartiere di San Bartolomeo che non dimenticheranno facilmente, anzi l’8 e il 9 giugno non vi voteranno. Grazie al titolare della farmacia comunale che con il suo ricorso ha tutela la sua azienda e i suoi collaboratori nonché la permanenza della farmacia comunale.
