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L’ editoriale del direttore
Un partito alla deriva: l’analisi impietosa della situazione attuale.
La Lega, un tempo baluardo del federalismo e della politica territoriale, si trova oggi ad affrontare una crisi profonda che va ben oltre la figura del generale Vannacci. È giunto il momento di guardare in faccia la realtà: il partito di Salvini è in caduta libera, e la causa non è di certo Vannacci con il suo mezzo milione di voti portati alle scorse elezioni europee. Figuriamoci se il problema è un’impressionante numero di voti.
La vera piaga è un’organizzazione allo sbando.
Il problema della Lega è strutturale e affonda le sue radici in un’organizzazione inefficace e obsoleta. Il partito sembra aver perso la bussola, navigando a vista in un mare politico sempre più tempestoso. La mancanza di una strategia chiara e di una visione a lungo termine ha portato a una paralisi decisionale che sta minando le fondamenta stesse del movimento. Idee e concetti vecchi stanno portando gli elettori ad allontanarsi dal partito di Matteo Salvini.
Idee scarse e cultura geopolitica assente
Non è più possibile nascondersi dietro slogan vuoti e promesse irrealizzabili. La Lega dimostra una preoccupante carenza di idee innovative e concrete per affrontare le sfide del presente e del futuro.
Ancora più grave è l’assenza di una solida cultura geopolitica, elemento imprescindibile per un partito che ambisce a guidare il paese in un contesto internazionale sempre più complesso. Le proposte politiche sono spesso contraddittorie e prive di un filo conduttore, in un mondo sempre più interconnesso, la mancanza di una cultura geopolitica all’interno della Lega è un handicap inaccettabile quelle poche apparizioni video dei suoi rappresentanti non di rilievo sparse qua è la sui social sono caratterizzate da fogliettini con appunti quasi dovessero imparare a memoria una lezioncina. È scandaloso.
È fondamentale investire nella formazione di una classe dirigente competente in materia di relazioni internazionali, dinamiche geopolitiche e economiche. È finito il tempo delle promesse e degli slogan acchiappa voti. Un tempo definivano “Roma ladrona” ma i fatti ci dicono che tutti vogliono una poltrona a Roma per averla occorrono competenze ben specifiche.