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Il DDL Sicurezza che si appresta a essere approvato in Italia rappresenta un attacco senza precedenti alla libertà di informazione. Se questa norma, così come è proposta, dovesse passare, ci troveremmo di fronte alla crisi definitiva del segreto professionale: in altre parole, alla morte del giornalismo stesso.
Il nuovo testo normativo impone alle emittenti radiotelevisive l’obbligo di cooperare con i servizi segreti e di fornire informazioni su richiesta. Ciò significa che un giornalista radiotelevisivo non avrà più il diritto di rifiutarsi di rivelare le proprie fonti se sollecitato dai servizi segreti. Ma non sono solo le fonti a essere a rischio; ogni aspetto dell’attività giornalistica, dagli itinerari di viaggio degli inviati agli archivi e ai materiali video, sarà vulnerabile. Questa situazione risulta chiaramente incompatibile con quanto stabilito dall’European Media Freedom Act.
L’articolo 4 dell’EMFA vieta esplicitamente agli Stati membri di costringere i media o i giornalisti a divulgare informazioni sulle fonti o sulle comunicazioni riservate. Inoltre, è proibito anche intercettare e sorvegliare i giornalisti o chiunque possa avere accesso a tali informazioni. Tuttavia, mentre l’Italia ha tempo fino all’8 agosto 2025 per allineare la propria legislazione alle disposizioni dell’EMFA, i fatti dimostrano che il governo Meloni sta seguendo un percorso opposto. Gradualmente, assistiamo a uno smantellamento dello stato di diritto e della libertà di stampa, un processo che minaccia la nostra democrazia.
Non possiamo accettare tutto ciò. Da un governo che rinnega i valori del manifesto di Ventotene, era prevedibile una simile deriva autoritaria. È nostro dovere fermare questa recessione democratica. La libertà di informazione è un pilastro fondamentale della democrazia e non possiamo permettere che venga compromessa. È tempo di mobilitarci e di difendere i principi che garantiscono la verità e la trasparenza nella nostra società.