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L’editoriale del direttore
Se un portantino riesce a conquistare il mondo della politica, diventando parlamentare ed al contempo accumulando una ricchezza che lo rende il più assenteista di Montecitorio, vuol dire che qualcosa nel sistema non funziona.
E quando, aggiungiamo che questo stesso individuo diventa editore di tre testate giornalistiche nazionali, la situazione si complica ulteriormente. Ci troviamo di fronte a una realtà inquietante: la stampa è sotto il comando dei partiti politici.
La storia di Angelucci, che per l’appunto ha tutte queste caratteristiche, solleva interrogativi fondamentali. Come è possibile che la Lega recluti persone con un conflitto di interessi così evidente? La risposta, purtroppo, è affermativa: sì, accade anche questo.
Questa situazione mi porta a riflettere su ciò che accade a Cassino. Qui, infatti, gli esponenti dello stesso partito di Angelucci che non sono stati dei portantini in passato hanno subito un clamoroso flop nelle ultime competizioni politiche. Se un portantino riesce a avere successo in politica mentre altri falliscono, c’è un problema nella struttura del partito o nelle persone che lo compongono. Insomma non resta che appendere le scarpette al chiodo o forse è il caso di dire l’abito sulla stampella.
Questa situazione porta inevitabilmente a riflessioni sul declino della Lega nel Lazio e sulla migrazione verso Forza Italia di diversi militanti. Le “guerre” si vincono con la qualità non con la quantità.
La questione Angelucci ci pone in evidenza un aspetto cruciale: il denaro e il ruolo della Regione Lazio. Ma chi scruta più a fondo si chiede non solo come sia possibile che i soldi pubblici vengano utilizzati da cliniche e giornali per colpire chi non è allineato politicamente, ma soprattutto come Angelucci abbia costruito un impero economico così vasto.
La risposta a quest’ultima domanda risiede nella sua holding, Three, domiciliata in Lussemburgo, e vantante un patrimonio di ben 343 milioni di euro. Questo conglomerato produce ricavi annuali di circa 200 milioni, suddivisi tra sanità, immobili, facility management ed editoria. All’interno di Three, trovano posto la finanziaria Tosinvest e il Gruppo San Raffaele, noto per le sue cliniche private.
Questi intrecci rappresentano una rete complessa di interessi che dimostra quanto siano labili i confini tra pubblico e privato. Le offerte dalla sinergia tra aziende private e fondi pubblici pongono interrogativi inquietanti sulla trasparenza e sull’etica della governance. È ora di chiedersi: fino a che punto possiamo tollerare che la politica e l’economia vengono gestite come un’unica entità, dove le decisioni vengono influenzate da chi ferma il potere economico?
La vicenda di Angelucci non è solo un caso individuale, ma uno specchio delle problematiche interne nel nostro attuale panorama politico-economico. Che fortuna appartenere alla stampa indipendente e libera.